University of Naples - Federico II

Department of Structural and Functional Biology

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Research

Alectoris graeca

La coturnice dell’Appennino meridionale è un galliforme di alta montagna particolarmente legato ad un ambiente di pascolo e pietraia, con campi e cespugli radi. I cambiamenti ambientali che hanno investito la montagna negli ultimi decenni hanno drasticamente trasformato questo ambiente e di conseguenza hanno messo a rischio molti animali e piante associate all’agricoltura o allo sfruttamento tradizionale della montagna. La coturnice, per le nostre ricerche rappresenta un indicatore di tale trasformazione della perdita di diversità associata all’abbandono della montagna da parte dell’uomo e un ottimo modello per lo studio della frammentazione delle popolazioni.

Sus scrofa

Il cinghiale è una specie invasiva caratterizzata da una filogeografia molto complessa che intreccia la storia dell’uomo e le sue attività agricole.

Le popolazioni di cinghiali rappresentano un organismo modello per lo studio di diverse problematiche. In particolare, noi stiamo effettuando analisi filogenetiche delle popolazioni italiane, caratterizzate dalle condizioni di rifugio glaciale, ma anche influenzate dalle attività umane di traslocazione della fauna.

L’azione dell’uomo su questa specie è tangibile attraverso il processo di domesticazione che ha generato il maiale per effetto di una forte selezione artificiale. Le caratteristiche genetiche della forma selvatica e di quella domestica possono rivelare il percorso evolutivo che si è sviluppato negli ultimi 10.000 anni di storia dell’uomo.

Particolare attenzione stiamo riservando anche alla sociobiologia del cinghiale, i gruppi familiari sono spesso il frutto dell’azione di caccia/bracconaggio operato dall’uomo e tali assembramenti evidenziano delle interessanti anomalie comportamentali.

Podarcis sicula

I lacertidi in genere e Podarcis sicula in particolare, rappresentano un ottimo modello di studio per le dinamiche evolutive e la selezione naturali.  Nelle popolazioni insulari si rilevano grandi cambiamenti morfologici in tempi evolutivi piuttosto brevi, non solo riguardanti la taglia e la forma corporea, ma anche l’apparato locomotore e digestivo, il comportamento e la colorazione corporea. Sono attualmente in corso esperimenti comparativi sull’etologia delle forme insulari e peninsulari, così come studi sulla biologia riproduttiva e la causa genetica della particolare colorazione evidenziata dalle popolazioni di piccoli isolotti del Mediterraneo.

Tarentola mauritanica

In questa specie stiamo studiando le variazioni cromatiche  in relazione alle capacità mimetiche (criptismo) in cosiderazione dei ritmi di attività, delle condizioni termiche e alle condizioni ormonali. Tali analisi potrebbero evidenziare meccanismi di strutturazione delle popolazioni evidenziabili a livello di marcatori molecolari ipervariabili.

La nostra ricerca affronta temi di filogeografia molecolare, biogeografia, sistematica, life history ed  evoluzione attraverso metodi comparativi, utilizzo soprattutto modelli di fauna selvatica (rettili, uccelli e mammiferi, in particolare). Un filo conduttore di questa ricerca considera modelli e processi responsabili dell’origine, della conservazione e dispersione della biodiversità attraverso la dimensione spaziale e temporale con approcci interdisciplinari. Siamo particolarmente interessati allo studio genetico dell'influenza della selezione sulle traiettorie evolutive in popolazioni e specie

Lepus corsicanus

L’alterazione degli habitat ha complesse conseguenze sulla struttura e sulle dinamiche dei sistemi naturali a livello di popolazioni e comunità, condizionando la normale distribuzione delle specie e la loro interazione ecologica.

In alcuni distretti dell’Italia meridionale, la Lepre europea (Lepus europaeus) ha espanso il suo areale anche a seguito di immissioni fatte dall’uomo, causando alterazioni nella normale strutturazione della popolazione e nella vicarianza ecologica con la Lepre italica (L. corsicanus). Nonostante la Lepre italica sia una specie dal forte interesse conservazionistico, le conoscenze relative all’ecologia della specie sono ad oggi ancora molto scarse e frammentate. L’analisi spaziale è utilizzata per identificare la nicchia ecologica e per costruire un modello di idoneità dell’habitat.

Lutra lutra

La lontra eurasiatica (Lutra lutra) è un carnivoro semiacquatico legato alle acque correnti, di rilevanza conservazionistica. La forte contrazione e riduzione numerica che hanno subito le popolazioni di lontra, soprattutto in Europa occidentale, a partire dagli anni del boom economico fino ad anni recenti, hanno motivato l’inclusione della lontra tra le specie minacciate a livello globale da parte dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Attualmente la specie è classificata come quasi minacciata (Near Threatened, NT) a livello globale, secondo le categorie IUCN (IUCN Red List 2010). La recente classificazione indica un moderato miglioramento dello stato di conservazione della specie, dovuto al recupero osservato in diversi paesi europei. Anche in Italia, lo stato di conservazione della lontra appare migliorato in anni recenti. Rispetto agli anni ’80, quando venne promossa dal WWF Italia un’indagine nazionale sulla distribuzione della specie, indagini recenti ad area vasta hanno documentato l’espansione, in particolare verso sud, dell’area di distribuzione e la ri-colonizzazione di aree da cui la specie era scomparsa nei decenni precedenti. La distribuzione della lontra resta tuttavia limitata alle regioni meridionali (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria). Tutto ciò contribuisce a designare la lontra come una delle specie di mammiferi maggiormente esposta al rischio di estinzione in Italia. La Lista Rossa dei Vertebrati Italiani considera la lontra come specie in pericolo (EN = endangered).